Perché le donne non vinceranno Sanremo 2026
- Salotto Musicale

- 1 giorno fa
- Tempo di lettura: 6 min
No, Sanremo 2026 non lo vincerà una donna. Adesso vi spieghiamo perché.
Parlare di musica vuol dire anche parlare di cultura, di come ascoltiamo, interpretiamo e attribuiamo valore alle voci che sentiamo. Ma oggi, se la stessa canzone viene interpretata da un artista uomo o da un’artista donna, cambia il modo in cui la ascoltiamo? E se sì, perché?
In questo articolo proviamo a rispondere, intrecciando dati, studi ed esempi per capire la natura, la causa e le implicazioni del gender gap culturale nella musica.
Il divario numerico: poche donne ai vertici
Il primo elemento che emerge guardando il panorama musicale globale è un dato semplice e netto: le donne sono ancora ampiamente sotto-rappresentate.
Secondo una grande analisi di Annenberg USC, su un arco di 11 anni e 1.100 canzoni, la presenza femminile nelle classifiche Billboard si attesta intorno al 22,3%, ovvero circa una donna ogni 3,5 artisti uomini. Questo significa che, numericamente, la scena popolare è ancora dominata da voci maschili.
Anche in Italia i numeri raccontano una storia simile: nelle prime 20 posizioni dei dischi più venduti nel 2021 c’era solo una donna.
Questi dati ci mostrano che, anche prima di entrare nel discorso qualitativo, esiste un punto di partenza uguale per tutti: chi arriva a essere ascoltato non è distribuito equamente tra generi.
Oltre la presenza: discriminazione, esperienza e percezione
La questione non riguarda soltanto quanto le artiste sono presenti nelle classifiche, ma come vengono trattate all’interno dell’industria.
Un importante censimento condotto nel Regno Unito su migliaia di musicisti ha rivelato che 51% delle donne ha sperimentato discriminazione di genere nella propria carriera, contro solo il 6% degli uomini.
Non si tratta di sfumature, ma di esperienze concrete:
33% delle donne ha subito molestie sessuali nel contesto lavorativo musicale;
le artiste donne sono economicamente svantaggiate, spesso guadagnano meno dei colleghi maschi e affrontano barriere maggiori per sostenere la carriera nel tempo.
Questi dati ci dicono una cosa forte: il gender gap non è solo numerico, ma è profondamente culturale e strutturale.
Percezioni e stereotipi: quando il pubblico giudica la persona prima della musica
La domanda da cui siamo partiti - se la cantasse un uomo, la ascolteremmo allo stesso modo? - entra nel campo delle percezioni.
La musica non è soltanto suono: è narrazione, ruolo sociale, identità. Quando un artista uomo pubblica un pezzo, spesso il dibattito si concentra sul personaggio, sulla sua evoluzione, sulla sua originalità. Quando è una donna, molto più di frequente, l’attenzione del pubblico e dei media devia verso aspetti non musicali: aspetto fisico, modo di comportarsi, narrazione mediatica legata alla figura più che all’arte.
Questo tema non è soltanto un’impressione individuale, ma è stato analizzato anche da ricerche che misurano come il linguaggio e le immagini culturali rinforzino stereotipi. Uno studio di Jonah Berger e colleghi, analizzando oltre 250.000 testi musicali, ha evidenziato che il linguaggio nei testi spesso riflette bias di genere, formando e consolidando percezioni che poi si riversano anche nella recezione del pubblico.
Ruoli “dietro le quinte”: tecnici, produttori e ingegneri
Quando parliamo di musica, spesso pensiamo solo a chi canta. Ma la realtà è che la musica si crea anche lontano dal microfono: in studio, dietro la console, nei processi tecnici e nella produzione. Ed è qui che emerge una disparità enorme.
Secondo vari report internazionali, meno del 5% dei ruoli tecnici nelle canzoni più ascoltate è occupato da donne o persone non binarie - su migliaia di crediti analizzati, solo circa 187 su oltre 3.700 appartenevano a donne o persone non binarie.
Lo stesso vale per figure come engineer o producer: in molte commissioni professionali meno del 4-6% dei membri sono donne.
Questo non è un dettaglio da poco: significa che, anche quando una donna ha una voce straordinaria, la musica che arriva alle nostre orecchie è spesso il prodotto di un sistema in cui le donne non partecipano equamente.

Le classifiche, i numeri e la percezione di valore
I numeri non mentono: anche dove ci sono passi avanti, il gender gap resta evidente.
La University of Southern California Annenberg Inclusion Initiative ha analizzato oltre un decennio di canzoni nelle classifiche Billboard. Nel complesso, le donne rappresentano circa il 22% degli artisti nelle classifiche più popolari - ovvero 3,5 uomini ogni 1 donna - e solo una piccola percentuale di autori era femminile.
Questo significa due cose:
al livello delle top chart, una voce femminile è statisticamente più rara;
molto spesso una donna deve lavorare di più per conquistare le stesse posizioni di visibilità.
Questa disparità strutturale si riflette anche nei ruoli di autrice e compositrice - categorie in cui il divario è ancora più ampio, con percentuali femminili in molti casi sotto il 15-18%.
Differenza di percezione: cosa cambia tra pubblico e professionisti
Il bias non riguarda solo numeri e opportunità: riguarda la percezione di valore stesso della musica.
Una ricerca pubblicata dal Berklee College of Music ha evidenziato che il 78% delle donne nel settore musicale ritiene di essere trattato diversamente per il proprio genere, e oltre la metà sostiene che questo ha influito sulle proprie opportunità di carriera.
Questa percezione diffusa tra chi vive la musica “dentro”, rispetto a chi la giudica dall’esterno, è un altro elemento chiave: una cantante donna sente di dover dimostrare di più di un collega maschio per ottenere lo stesso riconoscimento.
Perché questo accade? Fattori culturali e strutturali
Le cause di questo fenomeno sono complesse e molteplici, ma non misteriose. Tra i fattori principali:
Stereotipi di genere nella cultura popolare
La musica riflette e rinforza valori culturali più ampi. Anche in altri campi - cinema, pubblicità, media - le donne affrontano bias simili. La musica è parte di quel sistema culturale, non una sfera isolata.
Barriere professionali e accesso alle risorse
Le donne, secondo diversi studi, hanno meno accesso a ruoli tecnici e professionali e affrontano più spesso discriminazioni e molestie.
Stereotipi impliciti nella valutazione
Quando giudichiamo un brano, non ascoltiamo soltanto le note: ascoltiamo anche chi canta. Se gli ascoltatori e i critici associano inconsciamente certe caratteristiche artistiche a un genere specifico, il giudizio diventa meno oggettivo e più basato su aspettative culturali preesistenti.

Il bias di percezione: come giudichiamo un’opera musicale?
Il modo in cui percepiamo una canzone non è mai neutrale. Oltre alle dinamiche di accesso, ci sono bias culturali profondi che influenzano il modo in cui ascoltiamo e giudichiamo chi canta.
La musica e i testi possono contenere stereotipi di genere radicati. Analisi linguistiche su migliaia di canzoni mostrano che il contenuto di molte canzoni popolari riflette bias di genere impliciti, con certe qualità associate più spesso ai cantanti uomini e certe aspettative poste sulle donne.
Questi bias non si limitano ai testi: possono influenzare anche le nostre aspettative, il modo in cui interpretiamo una performance e il valore che attribuiamo a un brano. È uno spazio culturale in cui ci giudichiamo e giudichiamo gli altri non solo per ciò che producono, ma anche in base a criteri preesistenti nella nostra cultura di ascolto.
Sanremo 2026 non lo vincerà una donna perché il problema non è solo numerico, ma culturale
La disparità di genere nella musica non è solo una questione di numeri - è una questione di cultura e percezione.
I dati mostrano che molte artiste affermano di essere trattate diversamente proprio a causa del genere, non solo come interpreti ma anche nei contesti lavorativi. In una vasta indagine, oltre il 75% delle donne nel settore ha segnalato di aver sperimentato bias di genere nelle proprie opportunità o trattamenti professionali.
Questa esperienza collettiva non è soltanto narrativa: è una percezione condivisa che si riflette in ogni fase della carriera artistica - dal primo live, alle recensioni, fino alla formazione dell’opinione pubblica.
➡️ Il punto chiave è qui: non è solo che ci sono meno donne nelle classifiche; è che ogni tappa del percorso artistico femminile è influenzata da una cultura di ascolto e di valore che favorisce storicamente le voci maschili.
Verso soluzioni reali: cultura, sistemi e ascolto critico
Riconoscere il problema è il primo passo, ma cosa possiamo fare da qui?
Ecco alcune dimensioni che emergono anche dai report internazionali:
🔹 Cultura di ascolto più consapevole
Non si tratta solo di numeri nelle playlist, ma di come giudichiamo l’arte. Chiedersi “Se la cantasse un uomo…” non è retorico: ci costringe a guardare criteri inconsci di valore che spesso non mettiamo in discussione.
🔹 Supporto concreto alle musiciste
Programmi come Keychange, She Is The Music o iniziative di mentoring dimostrano come supportare talento femminile può avere un impatto reale nel lungo periodo.
Queste piattaforme creano connessioni, formazione e networking - elementi chiave per un’industria che spesso è basata su relazioni e accesso a risorse.
🔹 Modelli di riferimento e visibilità
Creare e promuovere eventi, premi e contenuti editoriali dedicati specificamente alle donne è fondamentale. Anche iniziative come Billboard Italia Women in Music aiutano a dare visibilità strutturata al contributo femminile nel panorama musicale.
🔹 Riforme strutturali nell’industria
Infine, l’industria stessa deve creare politiche di equità nei ruoli direttivi, di produzione e nella remunerazione, così da offrire opportunità reali e non dichiarative.
Il gender gap nella musica non è un mito: è un fenomeno documentato, strutturale e culturale. Dati, ricerche e testimonianze mostrano che le donne nel settore musicale affrontano svantaggi in termini di visibilità, percezione, opportunità e trattamento professionale, nonostante il talento e la passione.
La domanda “Se la cantasse un uomo, la ascolteremmo allo stesso modo?” non è provocatoria per caso: è la lente giusta per vedere che il valore assegnato alla musica non è mai completamente neutro, e che per ascoltare davvero la musica dobbiamo cominciare ad ascoltare anche la cultura che la circonda.

Commenti