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Marco Garbari con “Andiamo via”: perdersi per ritrovarsi fuori dalla routine

7 ore fa
Tempo di lettura: 4 min

Ci sono momenti in cui restare dove si è sembra la scelta più semplice. E altri in cui proprio quella stabilità comincia a somigliare a una gabbia. Con “Andiamo via (perdersi per ritrovarsi)”, Marco Garbari parte da qui: dal bisogno di uscire da una routine che non basta più e accettare il rischio di perdere qualcosa per provare a ritrovare una vita più libera.


Il singolo, pubblicato il 21 agosto 2026, si muove tra cantautorato e indie-pop, con chitarre acustiche ed elettriche, drum machine e un ritmo più incalzante rispetto a quanto il tema farebbe immaginare.    


È proprio questo contrasto a renderlo interessante: il brano parla di rottura, inquietudine e scelta personale, ma lo fa senza appesantire troppo la forma.



“Andiamo via” parla di libertà, ma soprattutto di coraggio

Il centro del brano è il rapporto tra libertà e perdita. Per Garbari, uscire dalla routine significa inevitabilmente abbandonare una zona di comfort. Non è una fuga romantica, né l’idea di lasciare tutto per inseguire una vita idealizzata.


È piuttosto la consapevolezza che cambiare richiede sempre di rinunciare a qualcosa di conosciuto. Il testo porta quindi verso una riflessione più esistenziale: perdere un equilibrio può essere il primo passo per costruirne uno più autentico.

L’artista collega questa idea anche a un riferimento cristiano, richiamando il concetto di “perdere la propria vita” per trovarne una nuova, più libera e più piena.    


Non è un dettaglio secondario, perché sposta il significato del brano da un generico desiderio di evasione a qualcosa di più radicale: mettere in discussione il modo in cui stiamo vivendo.




Rompere gli schemi senza trasformare la libertà in slogan

Uno dei rischi di una canzone sulla libertà è quello di fermarsi a formule già sentite.

“Andiamo via” prova invece a legare quel concetto a qualcosa di molto concreto: le pressioni sociali, i modelli di pensiero e le aspettative che possono diventare vere e proprie prigioni.


Marco Garbari lo dice in modo diretto quando definisce il brano come una riflessione su una vita capace di uscire dalle “prigionie di pensiero e sociali del nostro tempo”.


La libertà non viene presentata come assenza di regole, ma come capacità di distinguere quali regole abbiamo scelto e quali abbiamo semplicemente ereditato.

Il confine è sottile, ma cambia molto.




Un arrangiamento che tiene insieme movimento e scrittura

Dal punto di vista sonoro, il brano costruisce un equilibrio tra elementi più tradizionali e una produzione contemporanea. Le chitarre acustiche ed elettriche danno una base cantautorale riconoscibile, mentre le drum machine spingono il pezzo verso un territorio più indie-pop e ritmico.  


Questa scelta funziona perché evita che il tema venga trattato in modo troppo contemplativo. La canzone parla di “andare via”, e il ritmo restituisce proprio questa sensazione di movimento. Non è un brano immobile sulla riflessione. Ha bisogno di avanzare.



“Perdersi per ritrovarsi” non è soltanto un sottotitolo

La seconda parte del titolo chiarisce quasi da sola il senso del pezzo. Perdersi per ritrovarsi significa accettare che non sempre il percorso verso qualcosa di migliore sia lineare. A volte prima di capire cosa vogliamo davvero serve mettere in crisi ciò che sembrava già definito. È una lettura semplice, ma non banale, soprattutto perché Garbari non presenta il cambiamento come qualcosa di facile. L’uscita dalla comfort zone implica incertezza. E proprio questa incertezza diventa parte del percorso.


Il brano sembra suggerire che ritrovarsi non significhi tornare al punto di partenza, ma arrivare a una versione più consapevole di sé.



La produzione resta nelle mani di Marco Garbari

La produzione artistica del singolo è curata dallo stesso Marco Garbari, insieme a Stefano Beozzo agli arrangiamenti, Lorenzo Frizzera alla chitarra e Mauro Andreolli per mix e mastering.     


Il messaggio della canzone e il modo in cui viene costruita restano infatti molto vicini alla visione dell’artista, senza una separazione netta tra scrittura e produzione.

Questa continuità è importante soprattutto in un brano che lavora su un tema personale come la libertà: il rischio, altrimenti, sarebbe quello di avere parole molto intime dentro una veste sonora poco legata al loro significato.



Chi è Marco Garbari

Marco Garbari è un cantautore originario della Val Rendena.

Dopo il primo album, nel 2015 attira l’attenzione con il singolo “Fuori”, pubblicato su YouTube e Spotify. Il suo stile mette insieme canzone d’autore italiana, pop-rock e indie-pop.     


“Andiamo via” si inserisce bene in questo percorso perché conserva la centralità della scrittura, ma la mette dentro una forma più dinamica e contemporanea.

Il cantautorato resta il punto di partenza. L’indie-pop serve a renderlo più mobile.



“Andiamo via” funziona quando la fuga diventa una scelta

Il titolo potrebbe far pensare a una canzone sull’evasione. In realtà il punto è quasi opposto. Andare via non significa scappare. Significa decidere cosa non si vuole più accettare.


La routine, le aspettative sociali, i modelli già scritti possono essere rassicuranti. Ma possono anche diventare un modo per smettere di scegliere.


Marco Garbari mette al centro proprio questo passaggio: perdere una sicurezza può fare paura, ma a volte è l’unico modo per capire se quella sicurezza ci apparteneva davvero.

E forse il senso di “perdersi per ritrovarsi” sta tutto qui: non sapere esattamente dove si arriverà, ma scegliere comunque di muoversi.




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